Perché biologico?

 

Lo stato di salute di una società si riflette sulla produzione agricola e viceversa.

In antichità gli esseri umani non erano obbligati a vivere con ritmi forsennati. Certamente il lavoro era tanto ed era duro, ma gli individui non erano esposti ai continui bombardamenti di informazioni ed ai carichi di stress a cui siamo sottoposti oggigiorno. Probabilmente le menti umane erano più lente a livello di elaborazione dei dati, ma quasi sicuramente più profonde e più legate al piano sensibile. I contadini si ‘concedevano’ il tempo di osservare e comprendere i processi naturali nel loro complesso.

Purtroppo però nel corso dei decenni la terra è diventata un oggetto alieno agli agricoltori, così come lo sono diventati sia le piante che i frutti, per non parlare degli animali da fattoria. Questa tendenza è iniziata con le rivoluzioni industriali dei secoli scorsi, ma si è acuita con lo slancio economico generatosi in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il modello industriale è stato applicato all’agricoltura e con esso la fede assoluta, in molti casi dogmatica, nella scienza. I campi sono stati invasi da piante geneticamente modificate, sono stati cosparsi di sostanze chimiche tossiche e la terra è stata lavorata con ritmi da catena di montaggio. L’insieme di queste tecniche è risultato essere estremamente dannoso per l’intero ecosistema, nondimeno per la salute umana.

Ad esempio, girando per le zone agricole a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 era consuetudine vedere campi deserti, con qualche ciuffo sparso di erba rossastra, bruciata dai diserbanti. Oggi per fortuna non è più così, il vento è cambiato.

Probabilmente il numero crescente di malattie e patologie, nonché di allergie o semplici intolleranze e sensibilità a determinati alimenti, ha sollevato di fronte all'opinione pubblica la questione delle pratiche agricole erronee. L’attenzione nei confronti della provenienza degli alimenti è cresciuta in modo esponenziale, tanto da modificare la domanda e quindi l’offerta dell’intera catena di distribuzione alimentare.

Il vino è da sempre, nel bene e nel male, un vettore straordinario per tutte le innovazioni legate all’agricoltura. Quello della viticoltura è un universo sfaccettato dalle infinite sfumature.

Nel dopoguerra il vino ha spalancato le porte all’uso (abuso) della chimica e della razionalizzazione (standardizzazione) della produzione. Negli anni ‘90 l’enologia mondiale era stata capace di creare un paradigma gustativo omologato a livello internazionale che toglieva libertà di espressione e creatività ai piccoli produttori, agli artigiani.

Tuttavia, una volta scavallato il millennio, ancora il vino è stato capace di riportare in auge concetti ancestrali, che facevano parte della natura dell’uomo anche se questi non ne era cosciente a livello intellettuale. Il primo fra tutti è legato a territorialità e tradizione. Oggi infatti una fetta consistente di mercato è alla ricerca di vini artigianali, frutto di produzioni attente e oculate.

I protagonisti di eventi e fiere, riviste, blogs, pagine web, applicazioni e via discorrendo, sono diventati i cosiddetti vini di terroir. Quello che per i francesi definisce l’insieme dei fattori che contribuiscono all’unicità dei singoli prodotti. Ovvero, le caratteristiche pedoclimatiche, il microclima, le condizioni meteorologiche, la storia e la tradizione del luogo e non per ultima la filosofia del produttori.

A nostro modo di vedere i prodotti biologici, quelli biodinamici e quelli naturali, oltre ad essere sani e genuini, rappresentano maggiormente le autenticità territoriali e creative. Infatti l'uso di sostanze chimiche, di pratiche agricole invasive e di manipolazioni spinte altera sensibilmente le proprietà organolettiche specifiche di ogni genere agroalimentare.

Loading...
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.