Rosso di Montalcino DOC 2018

San Polino

Esiste un documento risalente all’anno 1581 nel quale si attesta ufficialmente la presenza di una proprietà chiamata San Polino, composta da un podere, dei campi coltivati, una vigna, un bosco e sei olivi. La proprietà apparteneva all’ospedale di Santa Maria della Croce a Montalcino, la cui funzione era quella di offrire cure e ristoro ai pellegrini che si trovavano a transitare da quelle parti. San Polino faceva parte di una tenuta di oltre trenta fattorie, frantoi, fornaci e botteghe.

Nel diciottesimo secolo la nobile famiglia senese dei Piccolomini prese possesso del podere, che dal punto di vista architettonico è rimasto pressoché intatto fino ad oggi, compresi i sei olivi citati nel documento.

L’attuale San Polino venne acquistata nel 1991 dal triestino Luigi Fabbro e la moglie inglese Katia Nussbaum, nel momento in cui Montalcino aveva iniziato a ripopolarsi dopo la crisi economica e demografica generata negli anni ‘60 dall’inizio della fine della mezzadria.

Oggi l’azienda è gestita da tutta la famiglia, infatti i figli Daniel e Giulio partecipano attivamente a tutte le fasi di produzione e vinificazione. La parte agronomica è precisa ed attenta, mai invasiva. Si prediligono zappature, lievi potature verdi e sfogliature in una decina di passaggi. Vengono irrorati preparati biodinamici, mentre i prodotti specifici per la protezione delle piante come rame, zolfo ed estratto di pino siberiano sono utilizzati solo per contrastare sul nascere i piccoli focolai d’infezione come peronospora e oidio. L’altitudine di circa 450 metri s.l.m., i terreni sciolti e rocciosi, l’esposizione a sud e la pendenza dei declivi sui quali poggiano i filari, creano le condizioni ideali per lo sviluppo di viti forti e robuste.

 

Totale della superficie vitata: 8 ettari

Produzione aziendale media annua: 25.000 bottiglie

Uve di proprietà: 100%

45,50 €

iva inclusa

Vitigni: Sangiovese 100%

Composizione dei terreni: il suolo varia dal tardo Miocene al primo Pliocene, da antichi fondali marini a suoli vulcanici. Scisto calcareo, argilla, terriccio sabbioso, rocce minerali si trovano tutti in proporzioni diverse nei diversi vigneti

Altitudine dei vigneti: da 300 a 450 m s.l.m.

Esposizione: sud

Età media delle viti: da 10 a 30 anni   

Tecniche di allevamento: cordone speronato

Densità: 5.000 piante per ettaro

Fertilizzanti: compost, sovescio

Fitofarmaci: estratto di pino siberiano, inoculo di insetti indigeni antagonisti, zolfo contro l’oidio e rame contro la peronospora, ma solo sui focolai d’infezione

Coltivazione: zappature, lievi potature verdi e sfogliature in una decina di passaggi   

Diserbo: meccanico, sfalcio

Lieviti: indigeni

Produzione media annua: 8.500 bottiglie

Certificazioni: biodinamica, biologica

Vinificazione: fermentazione spontanea, su lieviti indigeni in tini di rovere e acciaio

Invecchiamento: macerazione 3 giorni a 12 °C pre-fermentativa, 21 giorni post-fermentativa

Affinamento: 9 mesi in legno, seguiti da 6 mesi in acciaio

Colore: rosso scarico

Aroma: floreale e fruttato, con note minerali e vegetali

Gusto: fresco, persistente

Gradazione alcolica: 14,5%

Temperatura di servizio: 16 - 18 °C

Abbinamenti: affettati o pasti più strutturati di carne

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